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	<title>Orith Youdovich</title>
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		<title>CORRELAZIONI. Dialoghi visuali sul tema del paesaggio. Fotografie di Samuele Bianchi, Alfredo Covino, Pietro D&#8217;Agostino, Giovanna Gammarota, Orith Youdovich</title>
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		<pubDate>Sat, 12 Mar 2011 09:41:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orith</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Percorsi imprevedibili, riflessioni intrecciate, pensieri concordanti che si inseguono, sensibilità opposte che si incontrano, idee che si nutrono di altre idee, sguardi che tentano di identificare l’altro, diversità che non si rifiutano. Parlare, studiare, vedere, annotare mentalmente considerazioni e intuizioni, abbandonarsi agli abissi soggettivi degli interlocutori, percepire risonanze nascoste ma potenti, rintracciare una possibile apertura grazie all’ascolto. Tutto ciò è stato (e continua a essere) il Ritiro di Studi sulla Fotografia di Prato, appuntamento annuale che si svolge sotto l’egida [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Percorsi imprevedibili, riflessioni intrecciate, pensieri concordanti che si inseguono, sensibilità opposte che si incontrano, idee che si nutrono di altre idee, sguardi che tentano di identificare l’altro, diversità che non si rifiutano. Parlare, studiare, vedere, annotare mentalmente considerazioni e intuizioni, abbandonarsi agli abissi soggettivi degli interlocutori, percepire risonanze nascoste ma potenti, rintracciare una possibile apertura grazie all’ascolto.<br />
Tutto ciò è stato (e continua a essere) il Ritiro di Studi sulla Fotografia di Prato, appuntamento annuale che si svolge sotto l’egida di Punto di Svista e nell’ambito del quale, di volta in volta, si sono confrontati fotografi, critici e curatori, in una sorta di territorio anarchico che considera la fotografia non solo una “questione dello sguardo” ma anche “luogo mentale” che vive artisticamente grazie allo “scandalo intollerabile” (per i tempi attuali) della condivisione.</p>
<p style="text-align: justify;">Samuele Bianchi, Alfredo Covino, Pietro D’Agostino, Giovanna Gammarota e Orith Youdovich hanno coltivato il loro intenso rapporto all’interno di questa esperienza collettiva, di questo articolato filtro umano caratterizzato da connessioni che negli anni non si sono mai dissolte. I cinque autori hanno affrontato insieme un lavorìo denso e aperto, sincero e rigoroso che li ha portati, in modo del tutto naturale, a convergere verso un punto di passaggio che appariva ormai inevitabile. La mostra<em> Correlazioni</em> rappresenta, in tal senso, il raggiungimento di un obiettivo comune che però non vuole essere un traguardo ma solo il trampolino di lancio verso una rinnovata esperienza interpersonale. La sostanza di questa iniziativa espositiva non si esaurisce, dunque, nella sua realizzazione concreta quanto piuttosto nell’ulteriore spinta alla ricerca, che i fotografi considerano fondamentale impulso per il loro futuro percorso individuale.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Correlazioni</em> è un dialogo visuale/filosofico sul tema del paesaggio, argomento che nel tempo ha consentito agli autori di stabilire un legame sviluppatosi poi naturalmente nelle loro rispettive opere. Bianchi, Covino, D’Agostino, Gammarota e Youdovich hanno lavorato su un concetto che tutti cercavano autonomamente e che si è palesato ai loro occhi nell’atto, quasi performativo (e certamente psicologico), della riflessione condivisa: il paesaggio inteso come “luogo della mente” e non come mera raffigurazione di una realtà fine a se stessa. E ancora: l’estetica non legata in maniera rigida alla “bellezza” quanto piuttosto al “sentimento della percezione” e alla dimensione delle “infinite possibilità creative” del fare fotografia.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla luce di quanto affermato, l’azione fisica della luce, la casualità misteriosa dello sguardo, lo spazio privato dall’angoscia castrante del senso, la distruzione liberatoria del “matrimonio asfittico” tra sguardo e realtà, la certezza della relazione tra fotografia e altre forme espressive (visive e non) sono stati i fattori sui quali i fotografi hanno costruito il loro dialogo interiore che è poi divenuto complesso labirinto di rimandi e concetti organizzati fotograficamente, appunto. E tale dialogo, oltretutto, ha tratto una sua vitale (e antica) forza poetica dalla pratica costante e spontanea (che continua ancora oggi) della corrispondenza telematica non incentrata sulle parole ma sulle immagini. Invii reciproci di paesaggi, scatti, luoghi: una rete di “possibilità”, senza demiurghi e guide, che si è fatta da sola e che ha alimentato i processi creativi dei singoli nonché la sostanza filosofica della loro pratica creativa.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta di esporre alla Galleria Gallerati di Roma è dovuta proprio al fondamento stesso del progetto espositivo, cioè la volontà di collaborare nell’ambito di un’iniziativa i cui scopi culturali e artistici sono profondamente condivisi da tutte le realtà in campo: autori, curatori, gallerista. Il rispetto tra i soggetti in questione va di pari passo con l’interesse e la stima per il lavoro svolto dalla galleria nella promozione della fotografia contemporanea e dell’arte in generale. Pur se giovane, Galleria Gallerati si è chiaramente distinta per una costante sensibilità nei confronti della fotografia e degli autori che vi hanno esposto: grazie a mostre che hanno dato spazio e adeguata divulgazione a un ramo dell’arte contemporanea ancora solo parzialmente riconosciuto dalla mentalità del pubblico nel suo status di autonomo medium artistico.<br />
Ecco dunque che, all’interno di questa spinta collaborativa, tre curatori decidono di unirsi e di lavorare a stretto contatto. L’esperienza del singolo si mette in gioco per dare e ricevere, per crescere confrontandosi con altre figure che sulla curatela hanno impostato la propria ricerca e il proprio lavoro.</p>
<p>© Maurizio G. De Bonis, Carlo Gallerati, Valentina Trisolino, 2011</p>
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		<title>Orith YOUDOVICH. 06. FUORI 4 (in italian and english)</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 17:32:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orith</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Luoghi, nelle fotografie di Orith Youdovich. Ma sono un pretesto: stanno sulla carta per fare da sponda a rappresentazioni altre, distanti, non convenzionali e drammaticamente invisibili. «Così era questo posto quando mi ci sono trovata davanti – ci informa l’autrice – e così ero io quando lui si è trovato davanti a me». Ma i modi in cui erano i due nel preciso istante dell’incontro sono solo l’inizio. L’aspetto vedibile di qualsiasi elemento non ha valore cogente che entro i limiti dell’attimo: strettissimi nello scorrere dell’esistenza, eppure dilatati [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Luoghi, nelle fotografie di Orith Youdovich. Ma sono un pretesto: stanno sulla carta per fare da sponda a rappresentazioni altre, distanti, non convenzionali e drammaticamente invisibili. «Così era questo posto quando mi ci sono trovata davanti – ci informa l’autrice – e così ero io quando lui si è trovato davanti a me». Ma i modi in cui erano i due nel preciso istante dell’incontro sono solo l’inizio. L’aspetto vedibile di qualsiasi elemento non ha valore cogente che entro i limiti dell’attimo: strettissimi nello scorrere dell’esistenza, eppure dilatati nella fissità di un fotogramma. Sebbene prodigiosa, tuttavia, l’espansione del momento concessa dalla fotografia non basta mai a sciogliere il dilemma sull’addomesticabilità del tempo: il sollievo avvertito dall’osservatore è ogni volta pericolosamente simile e prossimo al brivido di una vertigine: la medesima che si proverebbe in una stanza con due specchi su pareti contrapposte.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta, nel processo creativo di Youdovich, sembra muovere da una sorta di fluida inconsapevolezza: la relazione col soggetto è paritaria. Lo sdoppiamento iniziale significa trovarsi a vicenda senza essersi cercati. Lei non esegue serie di vedute programmandone a priori il dove e il perché, né cataloga i risultati ottenuti associando alle immagini titoli o didascalie. Intuisce, piuttosto: si lascia folgorare dall’imprevisto anonimato di strade periferiche, dalla vaghezza di spiagge deserte, dal quasi nulla di spazi dimenticati o semplicemente ignorati. E quando la pulsione dell’invaghimento sensoriale la sospinge al culmine di un reciproco guardarsi, passa all’azione. Non scattare fino a che la scena sia al sicuro dall’insidia di trite sovrastrutture di maniera è la norma chiave di una disciplina d’autocontrollo che entra in gioco e difficilmente la abbandona. Le invisibili rappresentazioni suscitate dalle campiture perlopiù monocrome sono allora ipotesi elaborate dal subconscio circa mutazioni della forma in ciascuno degli istanti che da quell’unico preferito si dipanano, all’indietro o in avanti. L’esteriorità atteggiata a concetto è energia visionaria che salva da ogni sterile presunzione di coerenza. Nessun luogo e nessuno stato d’animo sono uguali a loro stessi: solamente, nel tempo, può capitare che gli uni incrocino gli altri, come per inattesa rivelazione di un’affinità elettiva. Su questo Orith Youdovich riaccende il nostro pensare; e lo fa da artista autentica e sottilissima: parlando di se stessa, ma a nome di chiunque.</p>
<p>© Carlo Gallerati &#8211; Dicembre 2010<br />
Catalogo della mostra 06. FUORI 4, pp. 42-43</p>
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		<title>COME DEVO VIVERE. Dialoghi visivi con il cinema di Michelangelo Antonioni. Fotografie di Orith Youdovich</title>
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		<pubDate>Wed, 02 Mar 2011 17:27:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orith</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Da diversi anni Orith Youdovich si confronta con il mondo in un continuo processo di analisi del rapporto tra visione soggettiva e paesaggio. Nell’ambito di questa ricerca, la fotografa ha individuato nella condizione di crisi esistenziale soggettiva e nel decadimento della relazione tra individuo e società i due elementi di sofferenza della realtà sociale. Il paesaggio diviene, così, non solo contenitore di questo disagio ma anche vero e proprio personaggio della rappresentazione della crisi sia individuale che collettiva. Era dunque [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Da diversi anni Orith Youdovich si confronta con il mondo in un continuo processo di analisi del rapporto tra visione soggettiva e paesaggio. Nell’ambito di questa ricerca, la fotografa ha individuato nella condizione di crisi esistenziale soggettiva e nel decadimento della relazione tra individuo e società i due elementi di sofferenza della realtà sociale. Il paesaggio diviene, così, non solo contenitore di questo disagio ma anche vero e proprio personaggio della rappresentazione della crisi sia individuale che collettiva.<br />
Era dunque inevitabile che, effettuando questo suo percorso autonomo, Orith Youdovich incontrasse l’opera filmica e la poetica di Michelangelo Antonioni, cineasta che con incessante determinazione affrontò le questioni relative alla psicologia umana, all’incomunicabiltà, alla devastante crisi dei rapporti interpersonali.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Come devo vivere</em> è dunque un’esperienza visiva composta da trenta immagini fotografiche di diverso formato che rappresentano l’incontro, sia a livello tematico che espressivo, tra la visione dolorosa, quanto rigorosa, di Orith Youdovich e la lucida  analisi dell’universo umano effettuata da Michelangelo Antonioni.<br />
Il paesaggio diviene in <em>Come devo vivere</em> luogo “altro” della riflessione sull’esistenza, spazio psicologico, ambiente privo di vacue tendenze estetizzanti, apertura verso l’abisso straniante che caratterizza la relazione tra individuo e mondo.<br />
Nel suo personale inoltrarsi nel dialogo visivo con il cinema di Michelangelo Antonioni, Orith Youdovich non si ferma alla mera raffigurazione dei luoghi-simbolo del cineasta ferrarese (Il Po e la pianura padana, il deserto, la città, il mare) né a uno sterile e prevedibile omaggio; il suo lavoro procede spinto da una necessità interiore che la costringe ad abbandonarsi al flusso della sua stessa riflessione, un inabissarsi nella sostanza dell’esistenza umana che porta il fruitore ad andare oltre il visibile. Le sue immagini evocano un forte senso di straniamento che non genera indicazioni, significati. Non è riscontrabile un’impostazione narrativa para-letteraria o pseudo-cinematografica. Ogni inquadratura appare basata su una sua forza/fragilità autonoma che spinge chi guarda a confrontarsi con il proprio universo interiore senza l’ausilio di riferimenti didascalici.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo sguardo di Orith Youdovich non pone in essere i codici della fotografia di paesaggio, non mette in atto alcuna forzatura, non estremizza la composizione dell’inquadratura perché non la cerca.<br />
Orith Youdovich si fa macchina-recettore percorrrendo lo spazio grazie a meccanismi indagatori ribaltati. È il paesaggio che indaga il suo sguardo, che si propone manifestandosi come veicolo di un vuoto che allude all’indecifrabilità dei sentimenti e dei comportamenti umani.<br />
Il suo gesto fotografico si configura come “atto normale”, cioè come risultato di una relazione con i luoghi totalmente estranea a un approccio di tipo documentario e/o realistico. Nel suo processo creativo le immagini corrispondono ad altrettanti punti di vista che fanno emergere l’impossibilità di raffigurare oggettivamente il mondo e il conseguente, inevitabile, contemporaneo spiazzamento dell’artista e del fruitore. Così, gli ambienti naturalistici e urbani riconducono direttamente alla sensibilità/sincerità dell’autrice, al suo lavorìo interiore, in un processo espressivo in continuo divenire e privo di elementi rassicuranti.</p>
<p>© Alfredo Covino, Maurizio G. De Bonis &#8211; Novembre 2010</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Some Thoughts after Orith&#8217;s Exhibition &#8220;Come devo vivere&#8221; (in hebrew)</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Mar 2011 08:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orith</dc:creator>
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		<description><![CDATA[נקודות למחשבה בעקבות התערוכה של אורית “Come devo vivere” מאת מורן גודס :הצפייה בתערוכה העלתה בי מספר רעיונות, החלטתי להציגם כאן בסדר אסוציאטיבי הן על מנת להתחקות אחר חוויית הצפייה הפרטית שלי והן על מנת להותירם פתוחים כנקודות אפשריות למחשבה Come devo vivere כותרת התערוכה עוררה בי באופן מיידי את שלושת השאלות המפורסמות ששאל עמנואל קאנט בתחילת הביקורת הראשונה שלו ביקורת התבונה הטהורה והן: 1. מה אני יכול/ה לדעת? 2. מה עליי לעשות? 3. למה אני יכול/ה לקוות?. קאנט טען [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><strong>נקודות למחשבה בעקבות התערוכה של אורית </strong><strong>“Come </strong><strong>d</strong><strong>evo </strong><strong>v</strong><strong>ivere”<br />
</strong><strong>מאת מורן גודס</strong></p>
<p style="text-align: right;">:הצפייה בתערוכה העלתה בי מספר רעיונות, החלטתי להציגם כאן בסדר אסוציאטיבי הן על מנת להתחקות אחר חוויית הצפייה הפרטית שלי והן על מנת להותירם פתוחים כנקודות אפשריות למחשבה</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Come devo vivere</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong></strong> כותרת התערוכה עוררה בי באופן מיידי את שלושת השאלות המפורסמות ששאל עמנואל קאנט בתחילת הביקורת הראשונה שלו <em>ביקורת התבונה הטהורה</em> והן: 1. מה אני יכול/ה לדעת? 2. מה עליי לעשות? 3. למה אני יכול/ה לקוות?. קאנט טען כי אלו השאלות שמרכיבות את הדבר הזה שנקרא אדם. כותרת התערוכה התחברה לי לשאלה השנייה שמהווה את השאלה המוסרית עבור קאנט. הייתי מתרגמת אותה כך: &#8220;כיצד עליי לחיות&#8221;. הדבר המעניין הוא כי הכותרת לא מובעת כשאלה, היינו: אין סימן שאלה בסופה וכתוצאה מכך, היא נתפסת כמחשבה המלווה פעולה, או כמחשבה המלווה את פרקטיקת החיים, לצורך העניין. החשיבות המוסרית, בעיניי, טמונה בדיוק בהתחבטות החוזרת ונשנית במחשבה הזו של &#8220;איך עליי לחיות&#8221; כפעילות אשר בודקת ומבקרת חזור ובדוק את המציאות היומיומית. אולי טמונה כאן אמירה על אמנות הצילום כפרקטיקה מוסרית שאמורה לבקר, או לכל הפחות להציב מראה בפני המציאות. ראה בהקשר זה את הציטוט המפורסם של דורותיאה לאנג: &#8220;מצלמה היא כלי שמלמד אנשים איך לראות ללא מצלמה&#8221;.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Sur-face/Sur-back</strong></p>
<p style="text-align: right;">- הצילומים עם דמותה של אורית מהגב העלו בי את ההבחנה בין &#8220;פני השטח&#8221; אל מול מה שאני מכנה כ&#8221;גב השטח&#8221;; פני-השטח, כשמם, מצביעים על הפנים כדבר-מה מיידי וגלוי. הם הרמה החשופה והקדמית ביותר של הדברים. הם הדבר שעמו אנו באים במגע. לעומת זאת הגב, מהווה את מה שנותר תמיד חסום עבור שדה הראייה שלנו, גם כאשר רואים אותו הוא תמיד מסתיר (אני נזכרת, בהקשר זה, בשיר ילדים ידוע של יונתן גפן מתוך ה&#8221;כבש השישה עשר&#8221;: &#8220;מי שמביט מי מאחור לא יודע מי אני&#8221;. הצילומים של אורית אפשרו לי כצופה, במקום לראות את &#8220;פני השטח&#8221;, למעשה לראות את ה&#8221;גב&#8221; שלו, או את הלא מודע שלו, אם נרצה. היינו: דרך הצפייה בגב של אורית, חוויתי את &#8220;גב-השטח&#8221; &#8211; את אותו הדבר שמראה אבל נשאר סתום. חוויה זו נשארה גם בצילומים בהם דמותה של אורית לא מופיעה, כך ככל שהצילום היה יותר היפר-ראליסטי מבחינת איכותו ותפיסתו את הטבע, בד בבד הייתה תחושה כי הוא לא מצליח להתפענח ולהיות ממוצה עד תום. כתוצאה מכך, היה משהו בצילומים שהעביר ממד של המשכיות, של דבר-מה שלא נגמר</p>
<p style="text-align: right;"><strong>זמן</strong> – אם הייתי רואה את הצילומים בספר מבלי לדעת מתי הם נעשו, בקלות הייתי יכולה לשייך אותם כמעט לכל תקופה החל משנות ה-50 ועד היום. בהתאמה, התחושה שהצילומים עוררו בי, הייתה מחד של זיכרון או היזכרות, של נוסטלגיה ויחד עם זאת של אפשרות, כלומר: של משהו שעוד לא נחווה. התחושה הזו נבעה, בעיניי, מהיותם של הצילומים מעוגנים במקום ספציפי, בעל מטען והיסטוריה  מחד ומאידך מהיותם מעבירים תחושה של תלישות, נטישה, בדידות ומסתורין. קצת כמו להיכנס לתוך מצב נפש</p>
<p style="text-align: right;"><strong>חלל</strong> – דווקא העדר מראי המקום ואפילו שזיהיתי את הצילומים שנוצרו בתל-אביב או בנגב (אך ורק בגלל ידע קודם), הפרטיקולאריות של המקומות המצולמים הצליחה להיות מופקעת מעצמה והפכה למעשה לבלתי רלבנטית. הדבר שגרם לכך, לדעתי, הוא חוסר מוקד אחד מרכזי בצילומים כדבר שהעין רגילה להיאחז בו וכפועל יוצא נוצר אלמנט של תנועה בצילום, היינו: העין לא נחה או מתמקדת בדבר אחד, אלא ניתן לומר כי היא &#8220;משוטטת&#8221; בתוך הצילום בניסיונותיה החוזרים ונשנים להקיף את כולו. חוסר הנחת של העין יצר מצב צפייה אקטיבי, ביקורתי ובוחן שפתח עוד ועוד אפשרויות לתפוס את החלל הנתון. בפתיחה זו של אפשרויות, וכאן אני חוזרת שוב לקאנט, למעשה הצליחה אורית לייצר את מה שקאנט כינה ב<em>ביקורת כוח השיפוט</em> בשם &#8220;הנאה אסתטית&#8221;</p>
<p style="text-align: right;"><strong>מילה אישית</strong> – אני רוצה להודות לאורית על האפשרות לחוות את כל זאת. אומרים שהעין מצליחה לקלוט רגשות ולא מחשבות, נראה לי שהתערוכה הזו הצליחה לגרום לעין להתעלות על עצמה ולפעול בשתי החזיתות</p>
<p style="text-align: right;">2010 , מורן גודס  ©</p>
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		<title>MONDI MEDITERRANEI. Paesaggi in cerca d&#8217;autore. Fotografie di Orith Youdovich (in italian and french)</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 18:26:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orith</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il lavoro fotografico di Orith Youdovich è basato su alcune precise coordinate teoriche ed espressive che determinano una griglia visuale capace di generare nel fruitore una condizione di stranianemto rispetto al concetto di raffigurazione del reale. Ciò che guida lo sguardo di Orith Youdovich è il nesso estetico, inteso come legame esistente tra percezione sensibile e sfera interiore e non come volontà di esprimere il bello, tra urgenza creativa del fotografo e capacità di entrare in comunicazione con il mondo. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il lavoro fotografico di Orith Youdovich è basato su alcune precise coordinate teoriche ed espressive che determinano una griglia visuale capace di generare nel fruitore una condizione di stranianemto rispetto al concetto di raffigurazione del reale.<br />
Ciò che guida lo sguardo di Orith Youdovich è il nesso estetico, inteso come legame esistente tra percezione sensibile e sfera interiore e non come volontà di esprimere il bello, tra urgenza creativa del fotografo e capacità di entrare in comunicazione con il mondo.</p>
<p>Per tale motivo, le inquadrature della fotografa israeliana comunicano sempre dei sottotesti che dirottano il pensiero di chi guarda verso orizzonti che nulla hanno a che fare con la banale raffigurazione della realtà. Questo meccanismo rappresenta il cuore della poetica di Orith Youdovich, la quale opera nella fotografia in senso strettamente filosofico, articolando il linguaggio visivo in modo diretto ma non convenzionale.</p>
<p>La sua visione del mondo non scaturisce dal gesto meccanico dello scatto, né dal guardare l’esistenza fermandosi alla superficie, ma dalla riflessione sulla natura più segreta del vedere, mai considerata come semplice attività in grado di replicare la realtà. In tal senso, le immagini di Orith Youdovich sono fortemente allusive, sono cioè metafore visuali di un percorso introspettivo che partendo dall’apparentemente banale raffigurazione del mondo arrivano a sviscerare, sotto forma paesaggistica, l’interconnessione tra l’autrice e l’indecifrabilità dell’esistenza. Il nucleo della poetica di Orith Youdovich non è però solo attraversato da riflessioni concettuali autoreferenziali. Le sue opere esprimono anche un vissuto che emerge attraverso i segni della realtà circostante e che riguarda problematiche individuali che sono, di fatto, anche questioni collettive.</p>
<p>I paesaggi urbani, gli spazi indistinti dove tutto potrebbe accadere, la composta presenza della natura, i segni della presenza/assenza umana delineano un’idea della fotografia come procedimento di analisi dell’impossibilità di decifrare in maniera definitiva il senso dell’esistenza e del sostanziale smarrimento degli esseri umani nell’ambito del loro percorso esistenziale, smarrimento provocato dalla malattia, dalla solitudine, dalla sofferenza. Gli ambienti che caratterizzano la vita quotidiana sono inoltre contenitori di un enigma che inducono l’autrice a interrogarsi anche sulla propria esperienza artistica.</p>
<p>Le opere di Orith Youdovich non esprimono certezze, ma aprono ampi squarci nel complesso sistema di censura generato dalle sovrastrutture culturali e dalle convenzioni umane, anche in campo artistico. Per questo motivo il suo lavoro può essere considerato come un procedimento di sovversione, teso non solo a smentire lo stereotipo del fotografo costruttore/duplicatore di realtà ma anche a scardinare i meccanismi borghesi di fruizione dell’opera d’arte. Chi guarda una sua fotografia, in sostanza, può (ri)costruisce il proprio mondo, riconoscere i proprio dolori, grazie a un processo di democratizzazione nell’ambito del quale cui autore e osservatore entrano in stretta e profonda correlazione.</p>
<p>© <em>m.g.d.b., </em>2009</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
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		<title>CORRELAZIONI. Fotografie di Samuele Bianchi, Alfredo Covino, Pietro D&#8217;Agostino, Giovanna Gammarota, Orith Youdovich</title>
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		<pubDate>Sun, 20 Feb 2011 11:47:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orith</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[CORRELAZIONI &#8211; Dialoghi visuali sul tema del paesaggio Mostra ideata da Punto di Svista A cura di Maurizio G. De Bonis, Carlo Gallerati e Valentina Trisolino INAUGURAZIONE: venerdì 4 marzo 2011, ore 19.00 / Galleria Gallerati, Via Apuania 55, Roma. tel. 06.44258243 L’idea alla base di questa iniziativa è quella di mettere in evidenza, attraverso il lavoro creativo dei cinque artisti, un incontro di riflessioni sul fotografico che sfocia nel tema del paesaggio. Gli autori della mostra hanno condiviso, nell’ambito [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>CORRELAZIONI &#8211; Dialoghi visuali sul tema del paesaggio<br />
</em>Mostra ideata da Punto di Svista<br />
A cura di Maurizio G. De Bonis, Carlo Gallerati e Valentina Trisolino</p>
<p><strong>INAUGURAZIONE: venerdì 4 marzo 2011, ore 19.00 / </strong>Galleria Gallerati, Via Apuania 55, Roma. tel. 06.44258243</p>
<p style="text-align: justify;">L’idea alla base di questa iniziativa è quella di mettere in evidenza, attraverso il lavoro creativo dei cinque artisti, un incontro di riflessioni sul fotografico che sfocia nel tema del paesaggio. Gli autori della mostra hanno condiviso, nell’ambito del Ritiro di Studi sulla Fotografia di Prato, un percorso di riflessione teorico/filosofica in grado di creare tra loro una fitta rete di corrispondenze espressive non dettate dall’uniformità stilistica quanto piuttosto dalla ricerca comune sulle innumerevoli questioni riguardanti lo “spirito dei luoghi” e la “metafora del paesaggio”. I fotografi, partendo dal presupposto che lo sguardo individuale produce sulla porzione di realtà catturata dal dispositivo ottico un effetto esplorativo profondo e complesso, hanno realizzato immagini capaci di cogliere non la realtà ma l’enigmatica stratificazione del mondo che si palesa nel mistero della relazione indecifrabile tra individuo e luogo. In galleria sono esposte due opere per ogni artista, per un totale di nove immagini fotografiche e un video: dal lavoro sull’esperienza diretta dell’autore nel paesaggio e sulle possibilità offerte dall’azione della luce di <strong>Pietro D’Agostino</strong>, alle esplorazioni aperte al non senso e libere dalla gabbia dei significati di <strong>Samuele Bianchi</strong> e <strong>Orith Youdovich</strong>, fino all’inquietudine esistenziale di <strong>Giovanna Gammarota</strong> e alla sospensione del nesso, solo apparentemente incontrovertibile, tra realtà e immagine di <strong>Alfredo Covino</strong>.</p>
<p>Dal 4 marzo all&#8217;8 aprile 2011<br />
Orario: dal lunedì al venerdì: ore 17.00-19.00 (sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento). Ingresso libero</p>
<p><strong><a href="http://www.puntodisvista.net/2011/02/correlazioni-mostra-bianchi-covino-dagostino-gammarota-youdovich/" target="_blank">Punto di Svista &#8211; Comunicato stampa</a></strong><strong><br />
</strong></p>
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		<title>06. FUORI 4. Fotografie e video di 20 artisti in mostra a Roma</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Dec 2010 09:54:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orith</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[06. FUORI 4. in mostra fotografie e video di 20 artisti A cura di Valentina Trisolino INAUGURAZIONE e PRESNTAZIONE DEL CATALOGO: venerdì 25 febbraio 2011, ore 19.00 / Galleria Gallerati, Via Apuania 55, Roma. tel. 06.44258243 L’evento, promosso dal gruppo 06 di Roma, ha come scopo la presentazione libera e senza clausole degli autori scelti fra gli attuali associati e gli artisti, provenienti da ‘fuori’ Roma, invitati per l’occasione. Ogni autore è presente con un’opera, per un totale di diciotto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>06. FUORI 4. in mostra fotografie e video di 20 artisti</em><br />
A cura di Valentina Trisolino</p>
<p><strong>INAUGURAZIONE e PRESNTAZIONE DEL CATALOGO: venerdì 25 febbraio 2011, ore 19.00 / </strong>Galleria Gallerati, Via Apuania 55, Roma. tel. 06.44258243</p>
<p>L’evento, promosso dal gruppo 06 di Roma, ha come scopo la presentazione libera e senza clausole degli autori scelti fra gli attuali associati e gli artisti, provenienti da ‘fuori’ Roma, invitati per l’occasione. Ogni autore è presente con un’opera, per un totale di diciotto immagini fotografiche e due video. L’evento è accompagnato dalla pubblicazione di un catalogo che contiene, oltre ai testi critici, una biografia e una piccola illustrazione della carriera artistica di ciascun autore. Il colore dell’evento <em>FUORI 4 </em>è il giallo che, unito ai tre colori (nero, ciano, magenta) delle precedenti edizioni <em>FUORI</em>, <em>FUORI 2</em>, <em>FUORI 3</em>, rappresenta una simbolica scala quadricromatica, a testimonianza del forte legame fra il gruppo 06 e la fotografia e il video.</p>
<p>Gli autori di 06 sono <strong>Roberto Arleo</strong>, <strong>Paola Casali</strong>, <strong>Agostino Cernilli</strong>, <strong>Maurizio Cintioli</strong>, <strong>Giulio Conti</strong>,<strong>Carlo Gallerati</strong>, <strong>Alessandro Lanza</strong>, <strong>Vincenzo Monticelli Cuggiò</strong>, <strong>Mario Rossi.</strong></p>
<p>Gli artisti invitati sono <strong>Michele Cera</strong>, <strong>Francesca De Rubeis</strong>, <strong>Marcello Di Donato</strong>, <strong>Pier Paolo Fassetta</strong>, <strong>Edoardo Hahn</strong>, <strong>Wai Kit Lam</strong>, <strong>Enrica Magnolini</strong>, <strong>Monticelli &amp; Pagone</strong>, <strong>Lino Strangis</strong>,<strong>Savina Tarsitano</strong>, <strong>Orith Youdovich</strong>.</p>
<p>Dal 18 dicembre 2010 al 25 febbraio 2011<br />
Orario: lunedì – venerdì 17.00 – 19.00 (sabato, domenica e fuori orario: su appuntamento)<br />
Ingresso libero</p>
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		<title>COME DEVO VIVERE. Dialoghi visivi con il cinema di Antonioni. Fotografie di Orith Youdovich</title>
		<link>http://www.orithyoudovich.com/come-devo-vivere-dialoghi-visivi-con-il-cinema-di-antonioni/</link>
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		<pubDate>Mon, 01 Nov 2010 09:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orith</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[COME DEVO VIVERE. Fotografie di Orith Youdovich. Dialoghi visivi con il cinema di Michelangelo Antonioni A cura di Punto di Svista INAUGURAZIONE: sabato 20 novembre 2010, ore 18.00 / Officine fotografiche, Via G. Libetta 1, Roma. Telefono: 06.5125019 A seguire incontro con l’autrice, ore 19.00 Intervengono: Sandro Bernardi, docente di Storia e critica del cinema all’Università di Firenze Valentina Trisolino, storica della fotografia, curatrice Maurizio G. De Bonis, direttore responsabile di CultFrame – Arti Visive Da diversi anni Orith Youdovich [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><em>COME DEVO VIVERE. Fotografie di Orith Youdovich. </em><em>Dialoghi visivi con il cinema di Michelangelo Antonioni</em><strong><br />
</strong>A cura di Punto di Svista</p>
<p style="text-align: left;"><strong> </strong></p>
<p style="text-align: left;"><strong>INAUGURAZIONE: sabato 20 novembre 2010, ore 18.00 / </strong>Officine fotografiche, Via G. Libetta 1, Roma. Telefono: 06.5125019</p>
<p>A seguire incontro con l’autrice, ore 19.00</p>
<p style="text-align: left;"><span style="font-weight: normal;">Intervengono:<br />
</span>Sandro Bernardi, docente di Storia e critica del cinema all’Università di Firenze<br />
Valentina Trisolino, storica della fotografia, curatrice<br />
Maurizio G. De Bonis, direttore responsabile di CultFrame – Arti Visive</p>
<p>Da diversi anni Orith Youdovich dirige il proprio sguardo creativo sul mondo in un continuo processo di analisi del rapporto tra sguardo soggettivo e paesaggio. Nell’ambito di questa ricerca, la fotografa ha individuato nella condizione di crisi esistenziale soggettiva e nel decadimento della relazione interiore tra individuo e società i due elementi di sofferenza della realtà sociale. Il paesaggio diviene così non solo contenitore ovvio di questo disagio ma anche vero e proprio personaggio della rappresentazione della crisi individuale e della conseguente deriva collettiva.<br />
Era dunque inevitabile che, effettuando questo suo percorso autonomo, Orith Youdovich incontrasse l’opera filmica e la poetica di Michelangelo Antonioni, cineasta dalla chiara impostazione visuale che con assoluta determinazione affrontò le questioni relative alla psicologia umana, all’incomunicabiltà, alla devastante crisi dei rapporti interpersonali.</p>
<p><em>Come devo vivere</em> è un’esperienza visiva composta da trenta immagini fotografiche di diverso formato che rappresentano l’incontro, sia a livello tematico che espressivo, tra la visione dolorosa, quanto rigorosa, di Orith Youdovich e la lucida e tragica analisi dell’universo umano effettuata da Michelangelo Antonioni. Il paesaggio diviene in <em>Come devo vivere</em> luogo “altro” della riflessione sull’esistenza, spazio psicologico e apertura severa, dunque priva di qualsiasi tendenza estetizzante, verso quell’abisso straniante che caratterizza la relazione tra individuo e mondo, abisso che la moderna società dei consumi ha totalmente rimosso.</p>
<p>Dal 20 novembre al 10 dicembre 2010<br />
Orario: lunedì – venerdì 10.00 – 13.00 e 15.00 – 20.00<br />
Ingresso libero</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Deutsche Wiedervereinigung &#8211; Da Berlino in poi. Fotografie di 19 artisti in mostra a Roma</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 09:52:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orith</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Deutsche Wiedervereinigung &#8211; da Berlino in poi. In mostra fotografie di 19 artisti A cura di Valentina Trisolino INAUGURAZIONE:  martedì 1 dicembre 2009 / Galleria Gallerati, Via Apuania 55, Roma. Telefono: 06 44258243 Artisti: Fulvio Bortolozzo, Anita Calà, Paola Casali, Alessia Cervini, Alessia Cocca, Ermanno Dosa, Pier Paolo Fassetta, Roberto Gaia, Carlo Gallerati, Bianca Gutberlet, Günter Hoffmann, Alessandro Lanza, Emilia Lucchini, Vincenzo Monticelli Cuggiò, Sara Munari, Mario Rossi, Franziska Rutz, Mauro Talamonti, Orith Youdovich Deutsche Wiedervereinigung è un’espressione che in italiano non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Deutsche Wiedervereinigung &#8211; da Berlino in poi. In mostra fotografie di 19 artisti</em><br />
A cura di Valentina Trisolino</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>INAUGURAZIONE:  martedì 1 dicembre 2009 / </strong>Galleria Gallerati, Via Apuania 55, Roma. Telefono: 06 44258243</p>
<p style="text-align: justify;">Artisti: <strong>Fulvio Bortolozzo, Anita Calà, Paola Casali, Alessia Cervini, Alessia Cocca, Ermanno Dosa, Pier Paolo Fassetta, Roberto Gaia, Carlo Gallerati, Bianca Gutberlet, Günter Hoffmann, Alessandro Lanza, Emilia Lucchini, Vincenzo Monticelli Cuggiò, Sara Munari, Mario Rossi, Franziska Rutz, Mauro Talamonti, Orith Youdovich</strong><br />
<em></em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Deutsche Wiedervereinigung</em> è un’espressione che in italiano non evoca nessun ricordo: difficile da pronunciare e da memorizzare per chi, come la maggior parte di noi, non ha studiato il tedesco. Solo la parola deutsche può far intuire la volontà da parte degli autori di questa mostra di raccontare una ‘storia tedesca’. Ecco che il sottotitolo <em>da Berlino in poi </em>giunge in aiuto nella ricerca di un senso: tutti i tasselli iniziano a combaciare e la spiegazione si scopre e si palesa ai nostri occhi. La riunificazione tedesca è un evento storico fondamentale per la storia della Germania.</p>
<p style="text-align: justify;">Vent’anni fa cadeva il Muro di Berlino e da quel momento le cose non sarebbero state più le stesse, gli assetti politici del periodo della ‘guerra fredda’ avrebbero ceduto il posto a nuovi accordi e strategie internazionali e una spinta in avanti sarebbe stata data allo sviluppo della nuova società globalizzata.<br />
Come rappresentare a livello visivo l’effetto di questa ‘cascata’ travolgente? Cosa è accaduto nell’immaginario collettivo dell’uomo europeo post-moderno da quel momento in poi?</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è ciò che i diciannove artisti in mostra tentano di indagare, ognuno attraverso il proprio registro linguistico e la propria tecnica. Alcuni di loro esplorano le vie della città protagonista di tale cambiamento, altri realizzano immagini astratte o si appropriano di immagini recuperate, altri ancora rappresentano le odierne barriere come riverbero di quel muro che divise l’Europa e il mondo per quasi trent’anni. Il loro lavoro è volutamente inquadrato in un arco temporale post-caduta, non a caso il sottotitolo da Berlino in poi definisce meglio questa operazione espositiva.<br />
La spiegazione logica è legata a una ricerca da parte di tutti gli artisti di un’analisi più lenta e meditativa di tale avvenimento storico, lontana da un tipo di racconto fotogiornalistico, o quanto meno legato all’attimo storico in cui è accaduto. Un lavoro artistico, più che strettamente fotografico, che rende l’indagine collettiva interessante per un approfondimento. Scopo di questa esposizione dunque non è la mera commemorazione di un evento storico ma vuol essere una proposta di riflessione sulla percezione, sulle speranze e anche sulle delusioni (perché no) scaturite da quel fatidico nove novembre 1989.</p>
<p><em>(Valentina Trisolino)</em></p>
<p>Dall&#8217;1 al 16 dicembre 2009<br />
Orario: lunedì &#8211; venerdì 17.00 &#8211; 19.00 (sabato, domenica e fuori orario su appuntamento)<br />
Ingresso libero</p>
]]></content:encoded>
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		<title>MONDI MEDITERRANEI. In mostra immagini di 17 fotografi provenienti da 15 Paesi</title>
		<link>http://www.orithyoudovich.com/orith-youdovich-mondi-mediterranei-2/</link>
		<comments>http://www.orithyoudovich.com/orith-youdovich-mondi-mediterranei-2/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 19:32:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Orith</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Nella sala Zanardelli del Complesso del Vittoriano a Roma è allestita la mostra fotografica Mondi Mediterranei in occasione della IV edizione del Premio Internazionale &#8220;Il Lazio tra Europa e Mediterraneo&#8221;. Circa 100 scatti di 17 fotografi provenienti da 15 paesi affacciati sul Mediterraneo offrono un personale contributo alla definizione di una visione globale delle realtà mediterranee, fornendo le diverse tessere di un mosaico che si ricompone in una simbolica unità tra motivi ricorrenti e comuni e identità e linguaggi autonomi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nella sala Zanardelli del Complesso del Vittoriano a Roma è allestita la mostra fotografica <em>Mondi Mediterranei</em> in occasione della IV edizione del Premio Internazionale &#8220;Il Lazio tra Europa e Mediterraneo&#8221;.</p>
<p>Circa 100 scatti di 17 fotografi provenienti da 15 paesi affacciati sul Mediterraneo offrono un personale contributo alla definizione di una visione globale delle realtà mediterranee, fornendo le diverse tessere di un mosaico che si ricompone in una simbolica unità tra motivi ricorrenti e comuni e identità e linguaggi autonomi.<br />
Attraverso una suggestiva carrellata di immagini, tra ritratti, paesaggi e scorci suggestivi, il pubblico potrà vedere l’identità mediterranea nelle sue sorprendenti sfaccettature, conoscere gli orizzonti culturali, eterogenei ma per molti versi comuni, entro i quali si muove la fotografia e comprendere il rapporto che ogni artista stabilisce con il proprio ambiente.</p>
<p>Esposte le opere di:<br />
<strong>Qerim Vrioni, Albania; Christos Avraamides, Cipro; Ivo Pervan, Croazia; Tariq Salsa, Jeries Francis, Autorità Nazionale Palestinese; Vassilis Chatzigiannis, Grecia; Ayman Lotfy, Egitto; Orith Youdovich, Israele; Domenic Aquilina, Malta; Ali Chraïbi, Hicham Benohoud, Marocco; Slobodan Starcevic, Montenegro; Rita Burmester, Portogallo; Jus Premrov, Slovenia; Angel Luis Aldai, Spagna; Mohamed Ayeb, Tunisia; Ara Guler, Turchia.</strong></p>
<p>Complesso Monumentale del Vittoriano Sala Zanardelli<br />
via San Pietro in Carcere (Fori Imperiali) Roma<br />
Orario: dal lunedì al giovedì 9.30-18.30; venerdì e sabato 9.30-19.30</p>
]]></content:encoded>
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